Le cellule staminali sono cellule “non differenziate” o “non specializzate”, ossia cellule che nell’organismo non svolgono nessuna attività specifica, a differenza, ad esempio, delle cellule della cute o del fegato.
Sono però in grado, se opportunamente stimolate, di moltiplicarsi e di differenziare in altri tipi cellulari specializzati, sostituendo in tal modo cellule danneggiate o invecchiate.
Per poter essere definita come “staminale”, una cellula deve avere le seguenti caratteristiche:
- autoreplicarsi, ossia dividersi, se opportunamente stimolata, generando una cellula che rimane cellula staminale, e che può quindi nuovamente dividersi, ed una cellula che invece va incontro a differenziamento in un tipo cellulare specializzato;
- differenziare, ossia dare origine, dopo la divisione, ad un tipo cellulare differenziato (ad esempio una cellula della cute, del fegato o del sangue).
Di quanti tipi sono?
In base alla loro origine, le cellule staminali possono essere classificate in:
- cellule staminali embrionali, il cui isolamento comporta la distruzione di un embrione ed il cui uso a scopo terapeutico è vietato in Italia;
- cellule staminali somatiche adulte, che sono reperibili nell’organismo dopo lo stadio embrionale e possono essere ottenute dall’ organismo dopo la nascita, senza problematiche etiche o religiose;
In base alla capacità di differenziare in cellule specializzate, le cellule staminali possono essere inoltre classificate in:
- cellule totipotenti, in grado di differenziare in tutti i tessuti, compresi gli annessi embrionali;
- cellule pluripotenti, in grado di differenziare in tutti i tessuti adulti, ma non negli annessi embrionali;
- cellule multipotenti, in grado di differenziare in diversi tipi di cellule di uno specifico tessuto adulto;
- cellule unipotenti, in grado di differenziare in un unico tipo di cellula adulta.

Perché sono importanti?
Al contrario delle cellule staminali embrionali, le cellule staminali adulte sono largamente utilizzate da tempo in terapia, soprattutto per il trattamento di patologie a carico del sistema ematopoietico.
Per le loro peculiari caratteristiche, infatti, le cellule staminali sono in grado, in determinate patologie, di sostituire le cellule malate o di limitare il danno a carico di un tessuto.
Le fonti più comuni di cellule staminali attualmente utilizzate in terapia sono il midollo osseo, il sangue circolante ed il sangue ottenuto dal cordone ombelicale, ossia il sangue cordonale.
Attualmente, sono in fase di studio nuove fonti di cellule staminali, quali il tessuto adiposo, la cute o i tessuti placentari (amnion e chorion).







